Tanti auguri amica mia

Quest’anno una mia cara amica compie 100 anni, CENTO. Sono tanti, sono davvero molti, e nonostante i tanti casini che ha dovuto passare, e che tutto sommato non sono certo finiti, questo periodaccio poi ci mette pure del suo, se la passa bene a ben vedere, ancora oggi dopo tutto questo tempo ha un fascino che in poche altre al mondo hanno; e nonostante tutto gli voglio ancora un sacco di bene, perchè ormai fa parte della mia vita da tanti tanti anni. Quindi tanti auguri Moto Guzzi, ti voglio bene.

Sono passati tanti anni da quando ho iniziato a scoprire la mia malattia, era un lontanissimo 1990, forse anche prima, la vecchia GT850 che mio zio (il fratello di mio padre) aveva comprato era stata abbandonata da mio padre nel giardino dei nonni. So che anni prima quando mio zio stava diventando abbastanza grande per guidare la moto mio nonno di comune accordo con mio padre (il maggiore dei due fratelli) decise di vendere il Falcone Sport per evitare che ci mettesse la mani Luciano, il fratello più piccolo e che finiva per avere le attenzioni dei due.

Anni dopo Luciano quando era troppo grande perchè qualcuno potesse dirgli qualcosa comprò una GT 850 era il 1974 e la moto aveva solo due anni di vita, era amaranto completa di borse, freccie, paracolpi anteriori e posteriori, scarichi a fetta di salame e parabrezza, quest’ultimo perso chissà dove.

Mio padre e mia madre anni e anni fa in sella al GT

Non avevo una grande passione per le moto da ragazzino, volevo il motorino si ma non era niente altro che la solita moda di tutti i ragazzini di metà anni 80, e grazie ai miei pessimi risultati scolastici dovetti aspettare i 16 anni per avere il mio 50ino, un Garelli Eureka Flex del 1972 che ottenni gratuitamente (e vorrei anche vedere 🙂 ) da un amico di mio padre.

Poi passai a una Vespa 150 GT del 1974, anche questa ottenuta gratuitamente, che mi insegnò ad adoperare le marce, instabile come solo una vespa sa essere ma tutto sommato utile per quel breve periodo. Periodo che fu più che sufficiente per farmi notare la vecchia guzzona ferma in giardino da mia nonna materna, stava lì, alle intemperie coperta alla bell’e meglio e mi guardava. Io ricordavo perfettamente quando da ragazzino, avrò avuto si e no 12 anni avevo avuto la malaugurata idea di salire in sella e fare lo scemo, complice la mia altezza decisi che dopo qualche brum brum fatto con la bocca potevo toglierla dal cavalletto centrale e provare a fare brum brum tenendola in piedi da solo…. ovviamente la gravità ebbe la meglio sui miei muscoletti gracilini e la guzzona si accasciò su un lato, per fortuna i paracolpi anteriori e posteriori evitarno il peggio e mio padre fu grato che non fossi rimasto sotto i 250 kg di ferro di quel bestione.

Arrivamo quindi al 1990 e decido di cimentarmi in qualcosa di assurdo, avevo imparato a smontare motorino e vespa come fossero dei giocatolli, la meccanica dei motori mi stava appassionando, oddio i motori mi erano sempre piaciuti quelli si, ma la moto in fondo era già lì, già nostra, e quindi dopo aver ricevuto l’ok da mio padre la portai in magazzino dove potevo lavorarci nei ritagli di tempo, ci misi 3 anni, tanto ci volle per rimetterla in marcia (il cambio necessitava di una revisione, il motore non ne parliamo, ruggine ovunque, cerchi da sistemare, insomma un disastro) ma dopo 3 anni era mia e potevo usarla tutti i giorni.

Era una moto assurda, il cambio dall’altro lato, ma tanto non avevo mai usato un cambio prima, il peso enorme, la sella assurda, i freni anteriori a tamburo, assurda, talmente assurda che il lavoro di restauro prima e l’uso dopo divennero quasi una malattia, facevo tutto con lei, andavo al lavoro quando potevo, la usavo nei weekend, d’estate, d’inverno, sotto l’acqua, divenne davvero la mia compagna di tutti i giorni mi portò anche a Udine alla Biker Fest del 1996 dove conobbi quella che sarebbe diventata la donna della mia vita, Nadia.

Poi venne la prova del California a Varano de Melegari, prova che feci nel ’98 o ’99, adesso non ricordo esattamente, una prova abbastanza lunga da farmi innamorare, divenni ossesionato, oltre ogni misura, la malattia ormai si era impadronita di me in ogni fibra del mio essere la dannata guzzite acuta, che è l’unica malattia al mondo che si cura restando ammalati ;-).

Oggi difatti dopo aver avuto un California Stone stupendo, tutte le volte che rivedo le foto mi innamoro, possiedo una splendida Breva 1100 che da una decina d’anni tiene a bada la mia Guzzite.

Un percorso il mio che è stato davvero breve a onor del vero solo 5 mezzi alla fine della fiera, ovviamente non considero le varie prove e noleggi fatti nel corso degli anni, ma onestamente ogni volta che provo un’altra moto e poi risalgo sul mio Brevone devo dire di sentirmi davvero a mio agio, sembra di trovare una vecchia amica, su cui puoi contare ciecamente e che non ti tradirà mai.

Garelli, Vespa, GT850, California, Breva

Oggi son qui che vedo il marchio di Moto Guzzi ridotto ad un solo e semplice logo, la SPA difatti non esiste più e c’è solo un adesivo di proprietà del gruppo piaggio da appiccicare sui serbatoi delle Moto che escono dal cancello di Via Parodi a Mandello del Lario, un marchio che ha solo 3 moto in catalogo che sono dotate tutte dello stesso motore…. onestamente sono molto deluso dalla gestione Piaggio che dal 2004 ad oggi non ha saputo rinnovare seriamente la Moto Guzzi e si è persa a mio avviso in investimenti faraonici su Aprilia che non hanno certamente reso quello che questi investimenti meritavano.

Quest’anno sicuramente la festa del centenario sarebbe stata l’evento più importante per questa casa costruttrice purtroppo il destino ha deciso di metterci lo zampino aggiungendo una pandemia mondiale ad un programma che non la prevedeva, quindi con ogni probabilità la prenotazione che ho fatto per il soggiorno a Mandello del weekend dei festeggiamenti salterà e si festeggerà tutti a casa propria.

Oggi vedo sul sito Moto Guzzi ufficiale che tra le varie immagini compare anche una fantomatica nuova moto sfuocata in una delle immagini ufficiali, spero ardentemente che si tratti di una moto nuova, ma nuova davvero che non sia l’ennesima rivisitazione di qualcosa di già esistente, speriamo perchè Moto Guzzi non si merita quello che sta vivendo ma si merita molto di più, è una delle mie più importanti amiche e gli auguro ogni bene possibile.

Speriamo di tornare presto a poterci vantare a petto tronfio di Moto Guzzi come merita e di poterci magari anche ingarellare con gli altri motociclisti con un modello degno di questo, intanto ancora una volta auguri amica mia, auguri MOTO GUZZI e 100 di questi giorni.

Porta tutto per moto

Allora io è già da un po’ di tempo che ho installato sulla moto un porta navigatore, non potendomi permettere un navigatore da moto dedicato come il Garmin Zumo o il TomTom Rider ho optato per questa soluzione in modo da riciclare un vecchio ma perfettamente funzionante Garmin Nuvi da auto con schermo da 5″ inserito in un supporto che lo rendesse anche resistente alla pioggia. Ne ho sviluppati diverse versioni passando per diverse tipologie di installazioni arrivando fino alla versione finale che insieme ad una doppia presa usb mi permetteva anche di alimentare il navigatore.

Come vedete sono passato dalla versione 1.0 con un piccolo guscio che conteneva un Nuvi 200 fissato al braccio dello specchietto sinistro alla versione 2.0 decisamente più interessante, avevo difatti sfruttato il foro presente nella piastra di sterzo e una brugola da 14 mm per fissare alla stessa il supporto, lo stesso finiva esattamente in mezzo alla piastra di sterzo.

L’unico problema che aveva la V 2.0 era che il navigatore era posto in basso e ogni volta che volevo controllare un indicazione dovevo abbassare lo sguardo. Decisi quindi di ricercare un supporto che potesse portare il navigatore ad essere più alto sfruttando i ben sovradimensionati supporti del parabrezza e in quell’occasione installai anche la presa usb dotata di pulsante per alimentare il navigatore ma anche altri eventuali dispositivi.

Devo dire pero che questa soluzione non era proprio il massimo, avevo sostituito il vecchio e piccolo nuvi 200 con un più recente Nuvi 1440 e avevo migliorato molto la leggibilità sotto il sole (il 200 era proprio di difficile lettura) ma nonostante tutto il supporto così lungo tendeva a cedere e ogni tanto andava sollevato a mano per evitare che fosse poco chiaro e leggibile.

La situazione contingente causata dalla pandemia mi ha portato a bighellonare più del dovuto su Youtube e ho scoperto la praticità dei supporti Quad-Lock e dopo aver analizzato la mia situazione ho deciso di investirci due euri e di acquistare un sistema per il mio smartphone e adattare un supporto recuperato su amazon per rendere più modulare l’attuale sistema.

Alla fine ho quindi ordinato un supporto universale della YGL su Amazon e il Ball adaptor della Quad Lock.

Il prodotto della YGL è de facto una copia cinese del più blasonato, e costoso, Ram Mount e devo dire che mi pare essere di ottima fattura, ho deciso di prendere questo supporto perchè in questo modo posso installare tutta la prima parte al posto dell’attuale supporto per navigatore sempre sfruttando il braccio porta parabrezza, alla fine al posto della croce che vedete stringere il telefono nell’immagine qui sopra installarò invece il supporto della Quad Lock debitamente dotato di smorzatore di vibrazioni (il telefono costa un botto e non voglio certo rovinarlo) e con levetta di una ben più calzante linguetta rossa come nella foto qui sotto.

Il mio supporto con smorzatore e linguetta rossa.

Questo sistema della Quad Lock è davvero notevole, grazie all’utilizzo della custodia dedicata per il proprio smartphone è possibile agganciare il telefono al supporto in un attimo e sganciarlo in un altro attimo, una procedura semplicissima che trovate sul sito ufficiale e che rende il tutto estremamente pratico.

In questo modo potrò utilizzare sia il telefono che il navigatore, sarà difatti sufficiente svitare leggermente la manopolona del sistema a sfere per togliere il supporto Quad Lock e inserire al suo posto il porta navigatore a cui ho debitamente adattato uno dei supporti sferici, così potrò usare il navigatore “normale” ed evitare di lasciare sotto l’acqua il mio fidato Note 10+ ad esempio.

Inoltre in questo modo il supporto per il navigatore/telefono è diventato decisamente più robusto e mi permette di posizionare lo stesso come meglio credo con poche semplici mosse, fattibili ovviamente anche con i guanti indossati cosa non molto agevole con il vecchio supporto.

Al momento la situazione sembra promettente soprattutto in ottica di uso quotidiano o comunque su brevi tratte, in questo modo sarei sicuramente facilitato nell’avere sempre a portata di mano il telefono, ad esempio per fare una foto al volo durante una gita domenicale, mentre prima dovevo togliere i guanti, aprire la giacca e fotografare ora bastera girare di 45° il telefono sul supporto e scattare.

Inoltre la modularità del tutto credo che mi sarà utile per le gite più lunghe quando voglio arrivare a destinazione più velocemente.

Speriamo appena ripartiamo vi tengo aggiornati sulla bontà di tutta l’installazione 😀

La pressione pneumatici sempre sott’occhio

Nei giorni scorsi ho terminato di installare la dual dashcam sulla mia Moto Guzzi Breva e oggi ho terminato di controllare la corretta installazione dei due sensori pressione pneumatici comprati sul solito Aliexpress.

Si tratta di un kit che consta di 2 terminali da installare al posto dei tappi della pressione e di una app da installare sul proprio smartphone che tramite collegamento Bluetooth Low Energy (da qui l’acronimo BLE) consente di segnalare all’app l’attuale stato della pressione e della temperatura degli stessi.

Contenuto della confezione

Il costo del prodotto è di circa 20 euro spedizione compresa se acquistato su Aliexpress, lo stesso tipo di kit è possibile acquistarlo anche altrove con costi diversi si tratta semplicemente di cercare bene.

Un consiglio spassionato, prima di procedere con l’installazione di questi prodotti controllate per bene la pressione presso un gommista, in modo da sapere con certezza che in quel momento la pressione è quella desiderata senza possibilità di errore così da poter fare eventuali “tare” ai dispositivi laddove ce ne fosse bisogno.

Una volta controllata e segnata la pressione “reale” dei pneumatici procedete con la rimozione del tappino di gomma, avvitate a mano e fino a fine corsa il sottile dado d’acciaio fornito in dotazione, poi inserite il piccolo anello di plastica che serve a chiudere il retro del tappo, quello indicato dalla freccia rossa qui sotto.

sigillo di sicurezza

A questo punto avvitate velocemente il sensore sulla valvola, ci sarà una piccola perdita d’aria, basta essere veloci nell’avvitare e si fermerà subito. Completate il serraggio del sensore con la piccola chiave inglese fornita in dotazione utilizzando il lato più piccolo della stessa e agendo sulla piccola testa del sensore.

Non serve stringere a morte ovviamente, basterà serrare quel tanto che basta da renderlo sicuro insomma, a questo punto incastrate il sigillo di plastica di sicurezza e svitate il dado in acciaio che avete inserito per primo al fine di bloccare definitivamente il sensore. Questo dado lo potete serrare più stabilmente utilizzando il lato più grande della piccola chiave inglese.

Come vedete è davvero piccola, ma il vantaggio di questa chiave inglese formato mignon è che starà comodamente in tasca, o nel portafoglio come nel mio caso, così da evitare di dimenticarla a casa.

Il risultato finale sarà quello di due bei cipolloni montati sulle gomme che però svolgono a dovere il loro compito.

Sono davvero grossi da vedere però ora mi basterà aprire l’app scaricata sul telefono e potrò controllare in tempo reale lo stato di pressione dei pneumatici e capire se è il caso di fermarmi dal gommista a gonfiarli oppure no, magari prima darò una pulita al cerchione che dite :D.

La schermata sul mio Note 10+

Una volta installata l’app vi verrà chiesto il codice di identificazione dei due sensori, operazione che potete fare inserendo il codice manualmente o facendo leggere il QR Code direttamente all’applicazione, nel giro di pochi istanti verranno rilevati i due dispositivi e abbinati al vostro smartphone.

All’inizio ho notato una certa pigrizia nel ricercare l’aggiornamento del dato, ma basta dare una scrollatina alla moto muovendola appena per svegliare i sensori (che si spengono in caso di inattività per risparmiare energia) affinchè questi inviino l’aggiornamento all’applicazione.

Devo dire che il dato letto è anche piuttosto preciso e puntuale rispetto a quanto registrato dal gommista (la pressione che avevo impostato era 2,5 all’anterioe 2.8 al posteriore) e quindi sicuramente affidabile. Ci sono prodotti decisamente più interessanti come quelli che si installano al posto delle valvole direttamente nei cerchioni e consentono di evitare di dover smontare il sensore con chiavine e chiavette ma costano di base 4 volte questo prodotto e per poterli installare è necessario gioco forza l’intervento del gommista, quindi valutate voi quale impianto preferite se uno che potete anche trasferire da una moto ad un’altra, o se preferite uno fisso che per essere trasferiti implica costi non secondari sebbene risulti nell’uso quotidiano più pratico.

Dual dashcam da moto

cinquantanni anni sono sempre una bella tappa, e per questa tappa speciale mi sono fatto regalare da moglie e figlio la dashcam da moto, anzi una dual dashcam (con due camere una davanti e una dietro) che deve servire in caso di sinistro, ma visto che la qualità delle riprese dovrebbe permetterlo, anche per diletto e poter rivedere alcuni passaggi delle mie gite in moto.

Visto che nella mia ricerca di questo prodotto non ho mai trovato recensioni in italiano, soprattutto su youtube, ho pensato di farne una per poter essere in qualche modo d’aiuto ad altri utenti come il sottoscritto.

Ho quindi realizzato un video che riguarda l’unboxing del prodotto e un piccolo e veloce test dello stesso, utile più che altro per capire il funzionamento dello stesso, seguirà un secondo video con annesso articolo del blog relativo all’installazione delle due camere e della relativa centralina sulla moto e test su strada delle registrazioni così da poter spiegare a tutti come funziona questo prodotto (e di conseguenza altri similari).

Fonte Amazon

Il modello scelto è la Vsysto B2F acquistata tramite il solito Amazon, anche per avere l’opportunità di restituirla senza sbattimenti in caso di problemi, e prevede il seguente contenuto:

  • Centralina di controllo con schermo da 3.0″
  • due videocamere con ottica Sony a 1080p e 140° di visuale
  • un’antenna GPS per tracciare posizione e velocità
  • un trasformatore per collegare il tutto all’alimentazione del mezzo
  • un comando da manubrio
  • diversi cavi, prolunghe e supporti utili a installare tutto l’ambaradan sulla moto
Il contenuto della confezione nel dettaglio

Devo dire che la qualità dei vari connettori, soprattutto quelli delle videocamere, mi è parsa ottima e ben fatta, così come ottimi sono anche i relativi supporti delle stesse che unitamente alla piccola guaina in gomma intorno al corpo della camera consentono un fissaggio sicuro e solido dove meglio crediamo sulla moto.

Sicuramente sarà molto comodo anche il GPS e il pulsante per il controllo remoto dell’unità, visto soprattutto che quest’ultima finirà sotto la sella per evitare inutili esposizioni alle intemperie e perchè non ho assolutamente voglia di avere una possibile distrazione sul cruscotto della moto.

Video Unboxing e primo test

Come potrete vedere dal video la centralina è molto compatta e se riposta nel sottosella (magari in una custodia che dovrò inventarmi visto che è prevista) diventerà de facto invisibile ma pur sempre raggiungibile tramite collegamento wifi dal proprio smartphone.

Adesso devo solo aspettare che smetta di piovere per poter procedere con l’installazione sulla moto di tutto il sistema, prima in versione di test, per capire dove posizionare correttamente tutto (due cam, antenna GPS e comando remoto) e successivamente in versione definitiva smontando serbatoio per far passare i cavi verso il cruscotto e la camera anteriore e anche l’eventuale smontaggio di qualcosa sul retro se necessario.

Appena pronto vi aggiornerò con il secondo video sperando di riuscire per la prossima settimana.

Ok alla fine è venuta bene

Signore e signori è con estremo piacere, e diversi moccoli di cui vi spiego dopo, che vi presento il nuovo aspetto della mia Brevona dopo gli ultimi aggiornamenti estetici e lavoretti di carrozzeria che da tempo avevo in mente di fare 😀

Moto Guzzi Breva 1100 ABS

Come detto ho verniciato in nero opaco i coperchi delle teste e fatto ricoprire grazie alla pregiata tecnica del wrapping in nero lucido i convogliatori d’aria. Ho anche rifinito in nero lucido i paracolpi che avevano bisogno di una riverniciatina, e i contrappesi del manubrio anch’essi desiderosi di attenzioni.

Direi che nel complesso l’operazione Ravvivamento è riuscita benino, ora la ragazza non dimostra certo i suoi 110.000 e rotti km e i suoi 14 anni compiuti lo scorso 15 giugno.

Il prossimo step a livello carrozzeria saranno il maniglione e i foderi forcelle, e magari anche i due prosciutti che però lascerei dello stesso colore e non andrei a fare neri per intenderci.

Ma sarà un lavoro di quest’inverno quando la fermerò, per ora mi godo il risultato.

Ah dimenticavo i moccoli, eh già, perchè dopo aver rimontato i due convogliatori sul serbatoio mentre stavo per appoggiarlo in terra per poi montarlo sulla moto mi sono ritrovato con lo stesso che mi rotolava dalle mani andando a urtare l’angolino in basso di serbatoio e del convogliatore che ora sarà da rifare….ma pork….

nei punti indicati i graffi appena fatti….manniaggia a me

Vabbè niente di irrimediabile diciamo che posso resistere fino al prossimo smontaggio…. 😉

Nero lucido o nero opaco è questo il dilemma

se sia più nobile nella mente soffrire
colpi di nero lucido e dardi d’atroce metallo cromato
o prender armi contro un mare d’affanni
e, opponendosi, far loro di nero opaco? Morire, dormire…

Eh si perché siamo a livelli di tragedia shakespeariana, la mia bellissima Moto Guzzi Breva 1100 merita un piccolo ritocco estetico qua e là per cercare di toglierle qualche anno di dosso nei limiti del possibile e visto che le finanze scarseggiano l’idea di riverniciarla come fecero splendidamente alcuni amici di Anima Guzzista.

In particolare vorrei ridurre al minimo i mille colori presenti nella moto stessa, come si vede dall’immagine qui sotto ci sono diversi punti che hanno colori che a mio modo di vedere non sono collegabili l’uno con l’altro.

indicati dalle freccie i vari punti da ritoccare

I coperchi teste ad esempio sono di un color marrone chiaro che è ricollegabile a quello del cardano e del cambio che però sono decisamente nascosti (di norma anche occultati dalla borsa posteriore destra) e starebbe decisamente meglio in nero a mio avviso.

Il convogliatore d’aria grigio che circonda quella fascia cromata è di un grigio completamente diverso da ogni altro grigio della moto, così come il grigio dei foderi delle forcelle è diverso dal grigio dei prosciutti (freccie gialle) e del maniglione del passeggero o delle piastre di sterzo e riser manubrio.

Infine il nero del puntale sotto coppa si è spento con il passare degli anni ed è diventato opaco, così come si sono rovinati anche i coperchi teste. Quindi ora l’idea è quella di arrivare a una soluzione che porti un po’ di nero lucido e opaco qua e là in modo da uniformare almeno un poco i colori della moto.

schema colorazione

I punti contrassegnati dal numero 1 saranno colorati di nero lucido mentre i punti contrassegnati dal numero 2 di nero opaco (essenzialmente per ora i due coperchi teste).

Al momento ho già verniciato in modo autonomo e tutto sommato valido devo dire il coperchio del motorino d’avviamento, il puntale sotto coppa, e le placchette di plastica che trovano posto nei prosciutti. Ho dato anche una spruzzata di nero al pezzo di telaio che si vede sotto il fianchetto sottosella (quello contrassegnato dal numero 1 vicino alla serratura di apertura della sella).

Il prossimo step che spero di portare a termine entro questo fine settimana è la verniciatura dei coperchi teste di nero opaco, le placchette che nascondono i cavi candela sono già state verniciate di nero lucido.

Settimana prossima, impegni permettendo vorrei smontare i convogliatori grigi e portarli da un ragazzo che fa wrapping per poterli far diventare neri lucidi.

E il tocco finale arriverebbe quest’inverno con la verniciatura di prosciutti e maniglione di nero lucido (a questo punto le placche di plastica site nei prosciutti le rifarei nere opache). L’ideale sarebbe fare anche i foderi forcella ma sono già più difficili da smontare e non so quando riuscirei a farli.

L’idea è quella di arrivare quanto più vicini possibili a questa versione che onestamente adoro ma sarà dura visto che ad esempio il motore di un bel unico colore nel mio caso non è presente…. comunque un poco mi ci posso avvicinare dai

Moto Guzzi 1200 sport 4v

Vediamo cosa riusciamo a fare e speriamo in bene, nel frattempo mi godo una moto che è davvero fantastica sotto tutti i punti di vista, facile da guidare e divertente come poche e con cui ormai ho una confidenza enorme.

Gestire i costi dell’auto o della moto

E’ da diverso tempo, anni ormai, che utilizzo app per gestire i costi della mia moto e della auto di famiglia, app su cui registro i rifornimenti di benzina, cambi olio ecc. insomma tutto quello che può essere speso sul proprio veicolo.

Sembra una banalità ma appuntarsi tutti gli interventi, rifornimenti benzina compresi, aiuta a tracciare i costi e soprattutto a ricordarsi quando è stato fatto quel dato intervento.

Agli inizi utilizzavo un banale foglio di calcolo su google drive, ma le app per smartphone sono davvero molto più comode e pratiche, adesso poi sono davvero e volute ed è facile riuscire a catalogare tutto per bene.

Al momento per chi utilizza smartphone Android suggerisco sicuramente IlPieno2 un app sviluppata da un italiano e che funziona davvero molto bene, permette molta personalizzazione e soprattutto ha statistiche davvero precise e funzionali.

Tra le cose che trovo comodissime, il geotag del rifornimento che consente quindi di abbinare lo stesso al distributore presso il quale ci troviamo. Davvero comodo e pratico. Cosi come la possibilità di fotografare la ricevuta per poterla magari registrare successivamente quando siamo più tranquilli .

I consumi indicati inoltre sono sempre davvero precisi e puntuali e ci permettono di capire quanti soldi spendiamo e come guidiamo i nostri mezzi.

Vi invito quindi a visitare il sito del buon Stefano Pagliano, o il Google Play Store, e scaricare la sua app, non ve ne pentirete e come me sicuramente finirete per acquistare la versione completa.

Buon rifornimento 😉

Casco nuovo

Da pochi giorni mi è arrivato il nuovo casco integrale che va a sostituire il mio vecchio AGV Stealth SV che iniziava a sentire il tempo e che aveva perso pezzi per strada anche (come lo spoilerino posteriore e il paravento inferiore).

Con l’AGV mi son sempre trovato molto bene, ottima aerodinamica, silenzioso e con interni confortevoli, quindi la scelta naturale sarebbe stata quella di un nuovo modello AGV, invece per avere le 5 stelle sharp che aveva lo Stealth avrei dovuto spendere parecchio rimanendo in casa AGV e su modelli troppo sportivi per i miei gusti, così mi son guardato intorno e dopo tanti tentennamenti, prove e controprove sono finito sul HJC modello FG-ST dove FG sta per FiberGlass e ST per Sport Touring.

HJC FG-ST

Si tratta di un modello abbastanza semplice, soprattutto nella grafica che ho scelto, avrei voluto il modello con grafica giallo fluo da abbinare alla mia giacca ma purtroppo non l’ho trovato nella taglia che mi serviva e ho ripiegato sul nero lucido che vedete qui sopra.

Visiera spessa con predisposizione pinlock, visiera pinlock presente in confezione con due pin di ricambio, prese d’aria efficienti, visierino parasole, chiusura a doppia D e interni sfoderabili, lavabili e anallergici. Insomma full optional e soprattutto 5 stelle al test sharp che sono un’altro punto a favore di un casco che devo dire ho trovato davvero ben fatto.

Unboxing e breve descrizione

Dato che ho acquistato il casco su Amazon ho realizzato anche un piccolo video per recensire il casco, più che una recensione è semmai un unboxing dato che non avevo avuto modo ancora di provarlo in quel momento ma perlomeno potete vedere meglio il casco stesso.

Ora dopo aver fatto una veloce prova di una 40 di minuti durante il raduno della Moto Guzzi che si è svolto a Mandello del Lario nel weekend del 6-7-8 settembre 2019 posso parlarvene un po’ più dettagliatamente; la moto in prova era la nuova Moto Guzzi V85TT con parabrezza basso come quella mostrata qui sotto.

Moto Guzzi V85TT

Il parabrezza offre un minimo riparo dall’aria per il busto ma già dalle spalle in su l’aria arriva tutta, la cosa positiva è che arriva decisamente pulita e non sporcata da turbolenze strane (i vortici creati dai parabrezza fin’ora provati qui non li ho sentiti per nulla).

Il casco quindi era completamente esposto all’aria, e anche all’acqua ahimè dato che era piovuto ore prima, e ho potuto anche testarne l’efficacia aerodinamica e devo dire che da questo punto di vista è davvero notevole, silenziosissimo e molto stabile non risente delle scie dei veicoli, anche se non abbiamo potuto provare le percorrenze autostradali per via del percorso ma rimanendo anche in scia ad altri motociclisti o altri veicoli non ho risentito di alcun disturbo, quindi promosso a pieni voti.

Confort acustico davvero notevole, nessuno scricchiolio anche con la visiera non bloccata o aperta completamente non c’era alcun fastidioso rumorino di sorta, tutto molto stabile e solido.

La visiera, complice anche il pinlock montato, non ha mostrato il minimo appannamento nonostante le temperature e l’umidità fossero quelle ideali per tali situazioni (13/14° e tanto umido post temporale) insomma davvero un confort eccezionale.

Si tratta di un casco che trovate online a meno di 200 euro solitamente (io ho avuto la fortuna di portarlo a casa per 150 euro) se non pretendete grafiche particolari, nei negozi costa poco di più ma rispetto al mio vecchio AGV del quale comunque non avevo di che lamentarmi ho fatto davvero un bel salto in avanti.

Ora vediamo la durata come sarà, ma visti i pochi km che macino ogni anno spero e penso che durerà almeno 5 o 6 anni senza troppi problemi.

Installazione porta USB sulla moto

Eccoci qui, tempo addietro avevo iniziato ad utilizzare il navigatore sulla moto, ma la soluzione non mi ha mai soddisfatto più di tanto perchè capitava che lo spinotto uscisse dalla presa e rischiavo di dimenticarlo collegato con conseguente drenaggio della carica della batteria e l’idea di rimanere a piedi per una simile banalità non mi piaceva per niente.

Così mi sono messo a cercare soluzioni e ho trovato dove collegare eventuali prese per poter utilizzare il cosiddetto sottochiave, soluzione che però non mi piaceva più di tanto perchè l’impianto da me fatto non era proprio perfetto e mancava anche di un pratico fusibile.

Così la ricerca è andata avanti e mi sono orientato su prodotti diversi, e ho trovato porte USB impermeabili, con pulsanti di spegnimento che mi consentivano di impedire di scaricare inavvertitamente la batteria. Quello scelto l’ho trovato su Amazon, ma ci sono anche eBay, Aliexpress e chi più ne ha più ne metta, e circa 10 euro compreso di tutto, adattatori per il manubrio nelle varie misure e fascette per agganci più classici come nel mio caso.

Sharplace Moto Adattatore Doppia Porta USB su Amazon

Il prodotto arriva con un bel cavo lungo, anche se quei 20 cm in più l’avrebbero reso quasi perfetto, fusibile guaine nel supporto tondo e come già detto fascette. Le plastiche sembrano robuste e solide e anche il cappuccio in movimento, anche in città con buche e vibrazioni, non accenna a muoversi lasciando quindi protette le due porte USB.

L’amperaggio di uscita per ciascuna porta è di 2,1 A, non ho trovato specifiche diverse online ma dubito che collegando due apparecchi contemporaneamente arrivino entrambe a erogare 2,1 A, solitamente in questi casi l’amperaggio cala con massimi di circa 3 A totali per le due porte, ma per quel che è l’uso che intendo farne è più che sufficiente dato che mi servirà per alimentare solo il navigatore quando connesso.

L’altro aspetto che mi ha fatto preferire questo prodotto così squadrato ad altri è la possibilità di collegarlo alla piastra di supporto del porta smartphone/navigatore. Con due fascette, non quelle in dotazione onestamente troppo piccole e leggere di fattura, ho risolto il fissaggio, rendendolo anche facilmente smontabile dato che basterà tagliare due fascette e usarne due nuove per ripristinare il tutto.

Fissaggio al porta navigatore
Porte USB
Installazione completa

Questo tipo di installazione, sul braccio flessibile del portanavigatore, mi ha risolto anche un altro problema; il braccio flessibile difatti ha un enorme vantaggio, alza parecchio la visuale del navigatore stesso, ma al contempo, a causa delle vibrazioni della moto, tendeva ad abbassarsi rendendo difficile la lettura del navigatore stesso.

Ora invece con l’installazione nella zona inferiore (quella di flessione del braccio) del caricabatterie, tutta la struttura si è irrigidita e il porta navigatore rimane nella posizione in cui lo metto senza alcun problema. Insomma due piccioni con una fava 😀

Come dicevo qualora volessi togliere o spostare il caricabatterie basterà tagliare le due fascette e riposizionarlo altrove, ho pensato che esteticamente le fascette elettriche non fossero la soluzione migliore ma non l’alternativa poteva essere del silicone o della colla a caldo e il rischio era di creare una soluzione fissa non smontabile e che magari in caso di interventi tecnici mi avrebbe potuto creare problemi. Per ora lascio tutto così poi vedremo.

Raduno Città della Moto Guzzi

Quest’anno la moto l’ho vista proprio di sfuggita, ci ho lavorato su, l’ho portata un paio di volte dal mecca per i normali lavori di manutenzione ma per il resto è stata proprio una chimera e dato che non abbiamo voluto portarla in vacanza, e meno male visto che alla fine ho fatto una settimana di convalescenza causa polmonite, ho deciso di partecipare al raduno di Mandello almeno sabato e domenica.

Il raduno si tiene come sempre ai primi di settembre, il 06, 07 e 08 settembre e come sempre la piccola cittadina in provincia di Lecco si riempie di motociclisti provenienti letteralmente da tutto il mondo, l’anno scorso i numeri sono stati strabilianti e non oso immaginare cosa succederà fra due anni quando ci sarà il centenario a cui dovrò rigorosamente partecipare.

Insomma un paio di giorni di festa per far casino, far sgranchire un po’ le ruote alla mia bimba rossa e anche a me ;), ma soprattutto come al solito per rivedere vecchi amici che non sempre capita di incontrare per i mille impegni che la vita ci mette davanti ogni giorno.

Logo ufficiale Motoraduno 2019

Se volete altre info andate sul sito ufficiale del motoraduno http://motoradunomandello.com/ e venite anche voi, non importa se avete una moto brutta come le BMW o con il motore di traverso come le Harley-Davidson basta che veniate a divertirvi che ne vale la pena 😉