Motogiro 2008

Parte I°

Sono le 11 e mezza del 28 agosto, e ieri a quest’ora ero in Austria che girovagavo senza sapere dove stavo andando alla ricerca di un passo per tornare in Italia, e l’unica cosa che mi viene in mente è “miseria ladra com’è brutto stare senza moto”.

Ma andiamo con ordine, martedì mattina alle 09 e poco più sono già davanti alla mitica concessionaria CRM Moto di Porcia (PN) per noleggiare la moto che terrà a bada i miei oranghi per almeno due giorni, una splendida Stelvio Rossa.

Mentre stiamo aspettando che apra il negozio, arriva una Stelvio Rossa con tanto di bauletto sul portapacchi con in sella un meccanico, e Nadia incomincia a dirmi “dimmi che è quella lì con il bauletto, dai?”.

Entriamo con Mauro in negozio per le firme di rito sul contratto, e poi mi faccio dare qualche dritta di rito sulla moto, mi spiega che la sella è nella posizione più bassa, e che volendo potrebbe togliere il bauletto se non lo vogliamo al che Nadia: “noooooo va benissimo così!”, completiamo l’opera con il rito della vestizione,
nonostante la temperatura decisamente poco invitante, e dopo aver preso tutto ed averlo riposto nel comodo bauletto (lo devo ammettere è di una comodità disarmante) partiamo puntando la ruotona anteriore verso Caneva poco dopo Sacile.

Il primo tratto di strada è noioso a dir poco i rettilinei della bassa friulana non sono certo il massimo per un motociclista ma dopo poco tempo arriviamo a Caneva e iniziamo a salire verso il passo che ci porterà a Pian del Cansiglio.

La salita è stretta e tortuosa e lo si intuiva dalla cartina, ero quindi convinto di trovarmi in difficoltà e invece la Stelvio è come han scritto tutti, facilissima e sempre in grado di cavar d’impaccio, anche in due non ho avuto mai difficoltà a far tornanti o curve strette, anzi la confidenza era veramente notevole.

L’arrivo al Pian del Cansiglio mi regala una doppia soddisfazione, un panorama stupefacente e la consapevolezza che saranno due giorni divertentissimi in sella alla Stelvio.

Il Pian del Cansiglio è veramente un posto stupendo sembra un pezzo di Alpi Trentine preso come una gigantesca zolla rimosso e piazzato poco a nord ovest di Pordenone, mucche, malghe e agriturismo sono l’unica variante all’enorme distesa d’erba (cos’avete capito … non quella da fumare, quella da brucare per le mucche), proseguiamo quasi increduli sino a Tambre dove decidiamo di fermarci per la telefonata di rito a casa, e per prelevare ad un bancomat, oggetto sconosciuto in questo paesino di montagna che pare avere un ciclo vitale tutto suo e quasi distaccato dal resto del mondo, bellissimo.

Ripartiamo dopo un caffè in direzione Farra d’Alpago dove troviamo il bancomat e dove svoltiamo in direzione Longarone.

A Longarone il piano di viaggio prevedeva un controllo culo mio e di Nadia per verificare se per caso ci fossero stati cedimenti strutturali ma la Stelvio oltre che facile e divertente è anche comoda, molto comoda inoltre il tratto di strada che da Longarone porta sino a Pieve di Cadore, nostra prossima meta, è decisamente veloce e scorrevole e passa in un istante.

Abbiamo modo di saggiare le doti velocistiche della Stelvio e scopro che è una gran passista, la protezione aerodinamica la trovo ottima, anche se migliorabile in un paio di punti, un parabrezza un pelo più alto e largo aiuterebbe a togliere un poco d’aria dal casco e dalle spalle e un paio di paramani toglierebbero l’aria che deviata dal muso e dal parabrezza finisce sulle maniche e sull’imboccatura della stessa, ma si tratta di dettagli di poco conto davvero, magari si potrebbe prevedere un parabrezza opzionale maggiorato sia in larghezza che altezza oltre ai paramani così da accontentare anche i più esigenti.

Mentre saliamo a Pieve di Cadore incocciamo una pattuglia della polizia che però non viaggia proprio al limite e che lascia scorrere il traffico facendosi sorpassare senza troppi problemi, e ancora una volta mi stupisco di come siano più sensati e intelligenti i limiti posti in queste strade; va anche ricordato che la gente che ho incontrato lungo le strade in questi due giorni ha sempre avuto una guida ed un comportamento al volante molto più civile di quello che si trova dalle mie parti.

A Pieve di Cadore ci ritroviamo immersi completamente nell’ambiente montano che tanto adoro ed iniziano un po’ di curve che ci porteranno sino a Cortina d’Ampezzo, una strada stupenda e veloce con bei curvoni e immersa in una valle stupenda che corre sotto le Alpi che vegliano su di noi amorevoli come se ci volessero abbracciare.

Molti di voi ci saranno già passati ma per me è solo la seconda volta e sono affascinato da questi posti, e ora finalmente mi sento a casa, l’andare in moto in mezzo ai monti alla ricerca di qualche curva e qualche km da fare mi fa sentire a casa come poche altre cose al mondo… è veramente appagante.

Arriviamo a Cortina e Nadia è abbastanza stanca e ringrazia san Bauletto che ha migliorato non poco il suo comfort di marcia, io sto benissimo e mi rimetterei in marcia in questo preciso momento ma è meglio riposarsi un po’ e non strafare e poi voglio godermi questa gita con Nadia in moto che è più di 2 anni che non ne facciamo una ;).

Facciamo due passi per Cortina e non possiamo fare a meno di sentirci fuori posto in mezzo a quell’insieme assurdo di arricchiti viziati che girano con gli scarponcini da trekking anche per andare al bar giusto perché
sono a Cortina … sembra la fiera dell’assurdo, per fortuna i monti non si lasciano influenzare da queste scemate alla moda.

Finiamo per fermarci a mangiare in un ristorantino lungo la strada e ci riposiamo un po’, mentre siamo lì mi viene in mente che potevamo allungare di una quindicina di km fino al Passo del Falzarego e mangiare un panino su al bar in cima al passo ma pazienza sarà per un’altra volta.

Dopo aver mangiato e pagato (troppo come si può immaginare ma pazienza) ci riavviamo alla moto e ripartiamo, chiedo a Nadia se per caso se la sente di allungare un po’ il giro ma la risposta è negativa e quindi ritorno indietro in direzione di Pieve di Cadore prima e Longarone poi.

A Longarone cerco invano un posto dove fare un piccola sosta, ma finisco con il fermarmi davanti a un bar chiuso … eh eh eh, ripartiamo poco dopo facendo la poca strada che ci separa dalla diga del Vajont e porto Nadia a vedere il tetro e impressionante spettacolo che quel posto regala a chi ne conosce la storia.

Non è facile da descrivere fate prima ad andarci, prima vi documentate, consiglio la visione dello spettacolo di Paolini sul Vajont e poi andate lassù a rendervi conto di quale disastro possa essere stato e di quanto stupido possa essere l’essere umano, guardare due foto non rende assolutamente idea.

Lasciamo il Vajont con un po’ di amaro in bocca, e andiamo avanti per arrivare sino a Barcis, e ci immergiamo in un panorama diverso dai precedenti più boscoso e in mezzo a canaloni molto alti, la strada scorre veloce sotto la Stelvio che si lascia spingere piacevolmente nei curvoni veloci che mi ricordano molto quelli della Val di Vara e che mi sembra di aver fatto già tante altre volte, le pieghe vengono molto naturali e anche Nadia segue benissimo, eventuali correzioni sono ben sopportate dalla Stelvio che dimostra di avere una ciclista davvero raffinata.

Arriviamo infine a Barcis dove ci accoglie il bellissimo lago, ricco di zone di sosta e ristoro e che sembra una gigantesca struttura di accoglienza per famiglie in cerca di un posto per picnic, ci fermiamo quindi vicino al lago per fare due foto e per mangiare un gelato, l’acqua del lago dev’essere ghiacciata ma ora come ora mi caccerei volentieri dentro visto che la mia attrezzatura da moto non è certo il massimo per l’estate, ma pazienza, meglio caldi ma sani che freschi ma rotti 😉

A Barcis mi rendo conto che Nadia è decisamente stanca ed anche io incomincio ad accusare un po’ e quindi prendo e mi dirigo senza tanti se e tanti ma verso casa a Villalta di Fagagna, passando per Maniago.

Alla fine della giornata il conta chilometri segnerà 273 km, una giornata molto molto goduriosa, ed anche se io ne avrei fatti parecchi di più, sono molto contento di aver fatto il giro con Nadia mi mancavano queste nostre girate in solitaria.

Prima di cena, farò un ulteriore giretto con la Stelvio da solo per arrotondare quel 273 a 300 km mi piacciono le cifre tonde e soprattutto volevo provare la moto un momento da solo, e ho avuto anche modo di provare un paio di volte ad aprire il gas per benino alla ricerca del famigerato buco e non l’ho trovato, in compenso ho trovato un motore che in 2 spinge bene sin da 2000 giri anche meno senza remore e senza mai bisogno di scalare per aver maggior spunto nemmeno per un sorpasso per intenderci, e da solo ho scoperto che questa moto ha due facce, una tranquilla ma comunque moooolto divertente, ben oltre i limiti del codice con un range di giri sino a 4/5000 giri, e l’altra veramente kattiva (con la K) con un sound fantastico che libera la bestia celata quando si superano i 4500 giri circa e che ti scaraventa in avanti senza tregua, e che necessita di molta attenzione; insomma una gran moto. Ma ora si va a nanna che domani mi aspetta un bel giretto e voglio riposarmi a modino.

Qui trovate le prime foto intanto.

Parte II°

Il secondo giorno mi sveglio tardi rispetto a quanto previsto, beate ferie, ma comunque a un orario decente alla fin fine e per le 08 e mezza sono già per strada, anzi sono già in autostrada, direzione confine con gli ‘striaci come direbbero su di qua.

Prendo l’autostrada perchè la strada sino a Pontebba, mia prima tappa, è comunque abbastanza dritta e noiosa e allora opto per questa soluzione che mi permetterà di guadagnare tempo e di provare la moto anche sul veloce.

Molto comodo si rivela il vano sul serbatoio dove si alloggia perfettamente il biglietto dell’autostrada anche con i guanti e senza quindi dove procedere a strane e sempre scomode operazioni di vestizione.

Imbocco l’autostrada e in un attimo sono subito a velocità sin troppo elevate i 150 si raggiungono con una facilità disarmante, e la protezione aerodinamica seppur non perfetta aiuta a non sentirli tutti, mentre viaggio poco oltre il limite previsto con una media sui 140/150 appunto mi rendo conto di alcune piccole imperfezioni della protezione aerodinamica fornita dalla moto, prima fra tutte la protezione fornita dal parabrezza seppure sufficiente per togliere quasi tutta l’aria dal busto ne devia una parte sul casco, complice anche il fatto che io non sono proprio nano, ammetto che forse un parabrezza più grande, forse tipo l’Isotta, sarebbe stato preferibile.

Altro difetto è che l’aria lateralmente viene deviata sulle mani e quindi sulla manica della giacca e non avendo i guanti sopra il polsino della manica l’aria ovviamente si infilava nella manica stessa gonfinandomi la giacca, oltre ovviamente a rinfrescarmi per benino (ma questo d’estate può non essere un difetto anzi ;)) chi vuole comprare la Stelvio metta in conto anche due para mani che con poca spesa migliorano di molto la situazione.

Uscito dall’autostrada e dopo aver cambiato i guanti con un paio più leggerini ma più comodi e pratici controllo la direzione che devo prendere e mi incammino verso il passo del Pramollo.

Il passo l’ho già praticato una volta anni fa in auto ma non lo ricordavo e mentre mi arrampico con l’aiuto del motore sempre pronto a spingere mi rendo conto di quanto io ami la montagna, è stupenda sono in mezzo ad una strada piuttosto ripida e da un lato ho il verde dei prati brucati dalle mucche e dall’altro la valle che mi sono lasciato alle spalle che è stupenda e bellissima e che mi lascia senza fiato.

Mi fermo in cima al passo per fare un paio di foto e per prendere fiato, sono emozionato come un bimbo all’idea di macinare un po’ di km in moto, e poi Nadia vuole essere aggiornata costantemente quindi squillo veloce, foto di rito e via a scendere verso l’Austria; eh già perchè in cima al passo cè anche il confine con i vicini ‘Striaci e lo si nota anche dallo stato di mantenimento delle strade, il versante italiano del passo è in condizioni “normali” per le nostre strade di montagna, e le frane che si trovano ai fianchi della strada forniscono un lavoro continuo per gli addetti ai lavori, il versante Austriaco invece è in condizioni ottime con un asfalto ottimo tanto che mi viene il dubbio di pensare che forse valeva la pena rifare la salita per godersi appieno quella tavola da bigliardo.

Proseguo sino al fondo valle e mentre scendo mi rendo conto del fatto che non ho la minima idea di dove andare e di quale direzione prendere, mi do’ una testata virtuale da solo anche perchè il navigatore che ho con me non contiene la mappa dell’austria e io non ho cartine della zona… che stupido e si che a casa dai suoceri avevo tutto l’occorrente, vabbè mi dico tanto non sarà tanta la strada da fare.

A fondo valle dopo parecchia discesa (molto ripida anche questa devo dire) mi ritrovo in un ambiente completamente differente rispetto a quello italiano, le case sono le tipiche case da panorama nordico con i tetti pronti a far scivolare la neve in inverno, mi rendo inoltre conto di essere in un piano molto ampio e largo che sembra prepararti alle alpi, imbocco la strada alla mia sinistra puntando i due fari della Stelvio verso Ovest e riparto, dovrò fare benzina più tardi ma ci penseremo dopo aver ritrovato la strada per casa, intanto procedo e noto che i limiti sulla statale sono consentono di correre via tranquilli senza troppi pensieri e anzi mi rendo conto che spesso devo cedere strada ad auto di vario tipo che viaggiano veramente forte sino a che non si arriva in un centro abitato dove tutti (TUTTI) rispettano il limite e anzi rallentano anche oltre il limite; si vede proprio che non siamo in Italia.

Poco più avanti incomincio ad avere il dubbio di aver già oltrepassato il Plockerpass, il passo che volevo fare per tornare in Italia, ma non capisco molto bene e nel dubbio preferisco fermarmi in un paesino e comprare una cartina, così ne approffitto anche per fare benzina, ma fermato il motore mi rendo conto che non c’è nessun benzinaio solo un un piccolo supermercato dove comprare la cartina, e sia allora, entro pago € 6,50 e mi porto via la cartina, che però aspetto a consultare, visto che devo rifornire e visto che i prezzi del carburante mi sembrano essere più interessanti qui in Austria decido di ripartire per fare la sosta benza e dopo pochi km trovo un cartello enorme che indica il PlockerPass e la strada per la mia Italia…. i € 6,50 peggio spesi delle ferie… vabbè vorrà dire che la sfrutterò il prossimo anno…mannaggia.

Mentre son fermo a rifornire un paio di motociclisti GS muniti si soffermano a guardare la mia Stelvio (mica lo sanno che è a nolo 😉 ) e poi ripartono al volo e io cerco di raggiungerli quanto prima e faccio bene perchè così mi fanno da apripista (anche piuttosto rapidi) lungo il Plockerpass, all’inizio facevo un po’ di fatica a stargli dietro e a prendere il ritmo soprattutto perchè non conosco la strada poi ho iniziato a lasciar fare alla moto e tutto è venuto da se, prima ho passato un GS che era in coda e che ha sbagliato una curva e poi in un tratto tranquillo e più o meno dritto anche gli altri, arriviamo in cima al passo in troppo poco tempo, e ovviamente vista la sosta appena fatta proseguiamo verso valle e qui mi son veramente divertito, la Stelvio si è lasciata strapazzare un po’ in questo tratto in discesa ricco di tornantini e di curve e qualche macchina di troppo mi ha fatto provare nuovamente la brezza dei cavalli e del sound pieno che solo oltre certi giri arrivano, che moto fantastica mi ha condotto a fondo valle a velocità davvero notevole questo passo è stato veramente godurioso peccato per il panorama ma mi son troppo divertito, senza fare troppo lo scemo, visto che non conoscevo la strada mi son divertito a tener dietro altre moto o almeno ci ho provato non è detto che il primo GS1200 guidato in modo splendido non abbia solo avuto pietà di me 😉 in ogni modo mi hanno aiutato per cui un saluto in particolare al conducente dell’F650GS vecchia versione che danzava tra le curve in modo splendido davvero bravissimo,

Arrivato a valle ho preso la direzione di Paluzza, paese natale della Di Centa, dopo di chè ho svoltato a destra sempre verso Ovest direzione Ravascletto/Prato Carnico preseguendo poi per Forni Avoltri e arrivando infine a Sappada, località splendida e dove c’era una festa della birra che sarebbe stato l’ideale per pranzare ma era presto per il mio stile erano solo le 12.00 e quindi nonostante il culo iniziasse a essere in sella da ormai 2 ore e mezza filate praticamente e ci fossero già un 150 km sul groppone decido di continuare direzione Santo Stefano di Cadore, che trovo decisamente meno interessante di Sappada, chissà perchè mi aspettavo chissà quale attrazione.

Risultato? Si tira dritti direzione Auronzo di Cadore tanto devo andare da quella parte, però anche ad Auronzo non sono interessato alla sosta e quindi si prosegue oltre, a questo punto la decisione è presa, mi fermo in cima al passo Falzarego, devo però fare un prelievo da un bancomat altrimenti non iela faccio a mangiare con 1 euro spicci 😉

Arrivo a Cortina e ovviamente proseguo dritto come un fuso senza fermarmi a prelevare … chiamatemi smemoman, il risultato è che arrivo in cima al Falzarego intorno all’una e venti piuttosto affamato e stanco e senza il becco d’un quattrino … che pirla!!!

In compenso il panorama che avevo già goduto lo scorso anno con il Bellagio si fa largo nel mio cuore ancora una volta e mi ritrovo in cima al passo senza nemmeno rendermene conto, se passate da queste parti fateci un passo al passo 😉 merita davvero di esser gustato e poi da qui siete a un tiro di schioppo (unità di misura del dopoguerra spezzino, in uso anche in altre località, con la quale si intende poco ) dal Sella e dal Pordoi altri passi mitici.

Mentre mi tolgo il sudar… ehm… la giacca, e allento il vestiario per far respirare un po’ la pellaccia, mi avvicina un ragazzo che proviene dalla sua Nevada e scambiamo due chiacchere, vien fuori che lavora in Piaggio e se la prima reazione è stata quella che gli sarei saltato alla giugulare (mimando anche l’azione :D) la seconda è stata quella di raccomandarmi perchè gli dica che i guzzisti non sono Vintage/Classic/Stilish sono motociclisti come gli altri che si son rotti le balle di esser paraculati, non servirà a niente ma mai lasciare qualcosa di intentato.

Mentre ciaccoliamo l’amico si stupisce di quanta strada abbia fatto sino ad ora (sono a quota 280 km circa da questa mattina) e di quanto tempo sia rimasto in sella, ci mettiamo a parlare del più e del meno e viene fuori che stanno testando una versione Adventure della Stelvio con serbatoio più grande e altri gadget già di serie, così almeno mi viene detto, e mi riferisce anche che mentre le vendite di Stelvio e altre moto “nuove” ristagnano la V7 Classic (oddio sto nome) sta vendendo bene e anzi fa respirare un po’ la fabbrica, in ogni caso mi rasserena dicendo che Piaggio non ha alcuna intenzione di vendere la Guzzi … mah prendete ste notizie per quello che sono chiacchere da bar e nulla più cosa accadrà lo vedremo più avanti per ora prendete questo e fateci una tara mooooolto alta 😉

Finiamo di parlare e saluto l’amico, e poco dopo mi rendo conto di aver passato Cortina senza aver prelevato, che stupido idiota… mi conto gli spicci in tasca e capisco che se voglio mangiare l’unica è proseguire mi metto a controllare sul navigatore e la soluzione migliore e scendere verso il Pian di Falzarego e sperare che ci sia un bancomat.

Prima però mi godo un po’ di pausa che non scendo dalla sella da quando ho fatto benzina e sono passate più di due ore ormai, nel frattempo la fauna motociclistica cambia in continuazione e passano da questo passo diverse moto, due mezzi d’epoca ripartono dopo qualche foto di rito verso il Valparola e mi fan venire voglia di cambiare tragitto, ma non voglio arrivare tardi da CRM mi trattano già bene mi sembra corretto fare altrettanto con loro, quindi ci atterremo al piano di viaggio grosso modo.

Mentre sono lì passa una coppia in moto una KTM LC4 Adventure se non ho visto male, con padre e figlio giovane intutati che si godono anche loro il momento e scuriosano tra le altre motociclette posteggiate (tanti GS, tanti Vstrom e tanti GSF1200s e GSF1250s per la cronaca) non mancano coppie in moto ognuno con la sua moto, gli uomini su moto più grandicelle e le compagne su moto più leggere tra cui l’orrenda (si si lo so non si dice degli altri ma è davvero brutta) nuova BMW F650 che non si può guardare e comunque vende.

Anche una Buell rossa e bianca stupenda che si posteggia al fianco della Stelvio fa bella mostra di se, tra tutte queste moto le uniche Guzzi erano la Stelvio che avevo io e la Nevada dell’amico di cui sopra, sigh… :(.

Riparto dopo essermi riposato un poco alla volta di Pian di Falzarego e alla fine arrivo sino a Caprile dove un po’ di moto fuori da un ristorante e il bancomat lì vicino mi invitano alla sosta, e finalmente si mangia anche se solo un paio di toast visto che il ristorante ha già chiuso la cucina.

Mentre mangio cerco di studiarmi la zona per capire quali saranno gli ultimi chilometri del mio giro in moto e alla fine decido di puntar la ruota verso il Colle di Santa Lucia e poi girare a destra per Longorane passando per Forno di Zoldo.

Dopo esser ripartito come detto prendo la strada per il Colle di Santa Lucia e quindi per Selva di Cadore e mi ritrovo a passare in posti e gole stupende su strade che mi fan sentire un intruso in mezzo a questa natura che domina ogni visuale, mi ritrovo a percorrere una stradina splendida e finisco alla fine per passare davanti a un bar dove ritrovo il KTM di prima con padre e figlio che si godono una bibita e salutano il mio passaggio, e mentre li vedo mi chiedo quando potrò fare lo stesso con il mio Luca ;), poi ritorno alla realtà e mi ricordo che ho della strada da fare, quindi avanti e via verso Longarone.

La strada ora cambia e il panorama anche, mi sento a mio agio e anche la guida che è sempre stata comunque molto facile (mai un momento di difficoltà, mai un indecisione) è più fluida, dopo essermi guardato un po’ intorno mi rendo conto del perchè mi ritrovi a guidare così.

La strada che sto percorrendo che è la Statale 251 è costruita lungo il corso di un fiume in parte, il Maè che scorre sotto lo sguardo vigile del monte Zoldo e che finisce con l’alimentare il Piave proprio a Longorane, poco più a sud di dove cade il Vajont; questa strada mi ricorda molto quelle che si trovano lungo il Vara e che portano al passo del Bracco che tante volte ho fatto in moto è per questo che mi ritrovo quindi a viaggiare più fluido e sereno, mi sembra di essere a casa.

Mi ritrovo davanti una Bimota e una SuperMotard della quale non riconosco la marca però (il serbatoio troppo piccolo rende difficile leggere il nome della casa ma mi pare fosse una Husqvarna) e la strada stretta e ricca di curve in rapida successione rendono difficile il sorpasso anche solo di una moto, un furgone sulla nostra strada mi viene in aiuto rallentando un poco il passo dei colleghi motociclisti e consentendomi di allungare e liberarmi la vista da altri intrusi, in moto mi piace viaggiare da solo o con il mio zainetto preferito e basta senza intrusi davanti o dietro quindi affretto il passo anche per godere di queste splendide rapide e piccole curve.

La ciclistica della Stelvio risponde in modo sublime e la motona si fa sbatacchiare a destra e a manca senza ritegno e senza reazione alcuna, semplicemente ubbidendo ed anche il ruotone da 19 davanti non è di alcun intralcio, certo se avessi avuto il supermotard che ho sorpassato prima sarei stato ancor più rapido chiaramente (e l’ho sorpassato solo perchè passeggiavano non certo per le mie doti velocistiche ;)) però non rimpiango nulla nemmeno la Bellagio che lo scorso anno tanto mi aveva divertito proprio in mezzo a curve come queste.

Poco dopo mi rendo conto che stavo esagerando e quindi ruoto un po’ la manopola del gas in senso contrario riducendo il passo e tornando a ritmi più normali e consoni alla strada che seppur facile e divertente è sempre sconosciuta per me.

In breve tempo mi ritrovo a Longarone e ormai sono le 16.30 circa, ho ancora un oretta di strada da fare e la stanchezza (più dovuta alla mia incapacità di reggere questi ritmi che altro) si fa sentire, decido di fare un ultima sosta con rifornimento e poi farò l’ultimo tratto in autostrada per quanto possibile in modo da impiegare il minor tempo possibile per tornare da CRM Moto.

Dopo un caffè, il pieno e una inevitabile bottiglia d’acqua, scendendo a valle difatti il caldo si era fatto più intenso, riprendo la strada statale sino a Ponte nelle Alpi dove devio per imboccare l’autostrada, il biglietto e poi via a sgranar le marce sino alla velocità di crociera già tenuta nella mattinata salendo a nord, di nuovo mi ritrovo dopo ore di moto in sella a percorrere l’autostrada ad una media di 140/150 km/h in naturalezza senza problemi o pensieri e senza fatica soprattutto e di nuovo penso che questa è davvero una grande moto, sino ad un ora prima stavo dondolando da una piega all’altra percorrendo una stradina di montagna molto divertente e ora mi ritrovavo invece a macinar km (anche se pochi) ad una velocità di crociera ottima per i lunghi trasferimenti e senza fatica. Peccato che mi manchino quei 13.000 euro necessari a togliermi questo sfizio altrimenti farei più di un pensierino sull’acquisto della moto.

Arrivo a Vittorio Veneto Sud ed esco in direzione Sacile prima e Porcia dopo, e il caldo della bassa Friulana mi avvolge nel suo forte e stancante abbraccio, i gradi in più rispetto agli adorati monti sono parecchi e lo scafandro della Dainese sembra una sauna, ma come dico sempre meglio accaldati e vivi che freschi ma stesi 😉 e poi la strada sino a Porcia è poca solo qualche semaforo di troppo che mi ricorda come scaldino parecchio i motori raffreddati ad aria come questo.

Arrivo da CRM incomincio a svestirmi aprendo tutte le tasche che posso aprire e inizio a togliere roba dal bauletto compresa l’imbottittura della giacca, e mentre lo faccio mi domando ancora una volta chi caspita me l’ha fatto fare di portarmela dietro…. mah…le mamme anche se sono suocere sono sempre iper protettive meno male che non era con me in moto altrimenti chissà quanto tempo c’avrei impiegato a fare tutti questi km.

Dopo aver tolto tutti i miei giocattoli dal bauletto prendo le chiavi ed entro in concessionaria dove mi godo l’aria condizionata che spero non mi faccia venire un coccolone visto che son sudato, e dove scambio due chiacchere con uno dei titolari o soci (non so bene i nomi sicuramente non è Mauro che è fuori con un cliente), domande di rito sulla moto e risposte che presumo siano di rito, gli spiego inoltre le cose che non mi sono piaciute, come la protezione aerodinamica forse perfettibile, la mancanza di paramani, e le vibrazioni ad alta velocità in autostrada che seppur non fastidiose ci sono, infine un appunto anche al manubrio che avrei preferito un pelo (ma roba minima proprio) più piegato alle estremità verso il pilota con le manopole più curve verso il pilota, ma è un’idea che mi son fatto io che sono una pippa come motociclista magari è giusto così 😉

Gli dico anche di aver trovato un motore splendido con un tiro costante con un allungo portentoso e che non finisce mai, che anche in due non ho mai avuto la percezione di buchi nell’erogazione o mancanze e che anche i vari sorpassi fatti da solo o in due non hanno mai richiesto una marcia in meno, se non in casi particolari dove la marcia in meno l’avrei messa con qualunque moto forse.

Insomma gli racconto di come mi sono divertito in sella ad una moto che mi piace definire totale, si totale perchè ci fai tutto, turismo in due carico (anche se non avevo le borse si viaggiava benissimo in due, i lunghi trasferimenti autostradali non sono certo un problema e ti diverti anche su per i monti, così come puoi tranquillamente passeggiare amabilmente godendoti il panorama insieme alla tua compagna ad esempio, insomma è veramente la moto tutto fare l’ideale per macinare km.

Eh già i km alla fine della fiera quando ho riportato la moto ho controllato anche quelli e ho fatto due foto al cruscotto della compagna di questi due giorni, una immortalerà i km percorsi che sono 407.9 da questa mattina quando sono partito a Villalta di Fagagna fino ad ora, e l’altra invece le ore trascorse alla guida che sono 6 e 37 minuti sempre da stamani.

A questi vanno aggiunti i km fatti ieri 302 circa per un totale di 710 km in due giorni di cui 80 in autostrada grosso modo ed il resto invece tutto su statali e provinciali del Friuli Venezia Giulia, del Veneto e dell’Austria, ho scoperto nuovi percorsi e nuovi passi stupendi, ho ritrovato posti che mi avevano stregato altre volte e che tornerò certamente a visitare, ma soprattutto ho ritrovato il gusto di passare due giorni in moto libero da ogni vincolo, libero da ogni pensiero, libero da ogni domanda, in compagnia della mia compagnia di vita e anche da solo.

Ho davvero passato due giorni stupendi in sella ad una moto che consiglio a chiunque, che si lascia portare al trotto come al passo veloce senza battere ciglio, che non sente il carico, che ha tanti cavalli da perdere il conto, e sicuramente più di quelli che servono anche per far gli scemi su per i monti, una moto che regala confidenza e che non pretende nulla in cambio.

Ho passato due giorni che non dimentico facilmente questo è sicuro e ora più che mai non vedo l’ora di tornare in sella ad una moto, mi manca davvero motociclare, mi manca tanto, maledetti soldi e maledetto me che non son stato buono di tenermi il mio sogno.

Altre foto del secondo giorno qui.