Racconto di una giornata qualunque

Oggi è sabato e vista la bella giornata, e il quasi raffredore ormai passato, decido che è il caso di dare una bella strigliata alla Pizzicottina, visto che le ultime volte che siamo usciti assieme si è sporcata un po tra pioggia e pozzanghere … ah la Pizzicottina per chi non la conosce è una California Stone Rossa come le labbra tumide di una donna.

Dicevamo di andare a lavare la Pizzicottina e quindi mi preparo e dopo aver agguantato il casco Jet e la pelle di daino scendo in garage a svegliarla.

Foulard, guanti, zip del giubbotto, occhiali per omaggiare al meglio lo splendido sole di oggi e casco jet (c’è un motivo preciso se indosso questo casco ma lo vediamo poi), ditata al comando di avviamento e con un tremito, che conferma la credenza tutta guzzistica che le nostre cavalcature non sono ferri inanimati, la Pizzicottina si accende ed inizia a frullare…

Pizzicottina: Aaahhhhhh …. buongiorno Giuliano come stai?

Giuliano: Mmmhhh … ‘giorno Pizzicottina … molto bene oggi ti si da una bella pulita… acqua, sapone e pelle, ok?

Pizzicottina: ok andiamo?

Beh che c’è di strano? voi non parlate con le vostre moto?

Non fate i vaghi se siete i guzzisti che credo ci parlate eccome se ci parlate, si lo so che gli altri non vi sentono ma un guzzista che vi guarda sente tutto questo lo sapete 😉

Salgo in sella, mi sistemo i jeans per benino, due tirate a vuoto alla frizione e via ingranata la prima ci si butta giù per la discesina che porta fuori dai garage e ci involiamo verso la statale.

Il motore gira benissimo e con il jet si sente tutto meglio, è un peccato che sia meno sicuro … mannaggia è molto più bello il motociclismo con un jet, l’aria in faccia che ti accarezza le guance, gli occhi che tendono a lacrimare, pare proprio esserci un maggiore feeling con il mezzo.

Arrivati al lavaggio subito il primo dubbio, ora sarà meglio aspettare un po’ prima di lavarla oppure no? Il dubbio è aiutato dalla coda, tocca comunque aspettare.

Arriva il mio turno e quindi procedo con il piazzare il Cali al centro della piazzola metto il casco da una parte, insert a coin et voilà spingardiamo senza insistere su cruscotto e altri punti delicati dove alloggia l’elettronica, finito il tutto si rimette la Pizzicottina da una parte, tiro fuori la pelle di daino e incomincio ad asciugare tutto, serbatoio, parafanghi, cromature varie (poche a dire il vero) e marmitte, ….. e pulisci pulisci pulisci arrivano le 12:00 e anche una telefonata “Guarda che io mi metto a fare un bagno hai le chiavi di casa vero che poi non ti sento arrivare altrimenti”, “si ok ok non ti preoccupare”, “e noleggia un DVD se ne hai voglia”, “ok ci vediamo dopo”.

Finisco poco dopo e arriva il momento di rimettere in moto la Pizzicottina, inserisco la chiavetta la giro, controllo il folle come il GT del ’72 mi ha insegnato a fare nonostante la spia con scritto N sia bella illuminata e premo sul pulsante …. niente il silenzio più totale mi circonda …. mi son sbagliato… riprovo con più decisione e con fermezza ma niente il cockpit è tutto bello acceso le frecce e le luci funzionano ma quel pulsante pare essere installato per finta….e precipito nel silenzio più totale non sento più gli altri avventori del lavaggio che si accaniscono sulle carrozzerie e rimango basito…ma come cazzarola è possibile… eppure son stato attento e mi sovvengono intanto i discorsi fatti sul forum “eh si anche sul forum di Anima Guzzista dicevano che bisogna starci attenti”… ma pork… ma putt…. ma possibile… e ora? …. tocca spingere in mezzo a tutta sta gente… ma cchecca…. speta proviamo a far muovere il motore con la marcia ingranata magari qualcosina succede…. tlank, fluff, flunff, riprovo…giro la chiavetta…spero, prego, premo e il silenzio non mi abbandona…

Miseria cane e ora tocca provare ad aspettare che si asciughi…poi l’occhio cade sul blocco di comandi di destra quello dove trova posto anche il pulsante d’avviamente e il pulsante di blocco d’emergenza…..indovina un po’ il pulsante era nella posizione sbagliata ovviamente…. ma che scemo che sono e lei che sembra guardarmi dal basso e una volta in moto sembrava proprio che stesse ridendo di me sotto le cromature … vigliacca.

Passato il momento di terrore e terminata la vestizione riparto, breve sosta da blockbuster e via si torna a casa, si a casa ma mica dritti, dunque circa 10 km devono diventare almeno almeno il doppio, che poi fa freddo dove vuoi andare dopo, e quindi godiamo di questo sole che ha un che di estivo e godiamoci un po’ di curve di quelle dove una Guzzi si può sentire a suo agio a cercare di capire se con il casco jet si può avere più feeling con la moto rispetto al più sicuro integrale e dopo aver avuto conferma di questo con le prime due curvette mi ritrovo impegnato a fare curve e controcurve staccando le sardomobili, nella stradina che sto facendo ci sono una decina di curve in rapida successione che sono bellissime per mettere alla prova una moto, finalmente sento la moto in modo sicuro e fermo, sento la ciclistica ferma, sento l’avantreno che non si scompone manco se cerchi di scomporlo, azz. dopo un po’ mi sento un po’ più motociclista, normalmente mi soffermo ad ammirare la silouette della mia ombra che scivola sull’asfalto di fianco a me e ora invece sono qui a parlare di ciclistica come se ne capissi qualcosa.

La Pizzicottina sembra troppo impegnata per parlare difatti mi dipinge le curve in modo perfetto sorpassi e curve fatte in modo sublime come faccia non lo so, mi sembra quasi di non essere io quello che guida ma di essere una specie di osservatore sospeso sopra questa sorta di centauro che ammira quanto di meglio ci sia per percorrere della strada.

La mia ombra sembra fare fatica per tenere il passo, arrivo al bivio vicino casa e dopo una rapida occhiata all’orologio rinsavisco e mi dirigo verso casa, compiaciuto di aver fatto qualcosa che sino a quel giorno avevo solo letto o visto in TV; arrivo al curvone vicino casa, quello che normalmente mi porta all’esterno perchè lo faccio male e questa volta il California sembra disegnare un cerchio perfetto e io sopra quel California mi sento come un bimbo: finalmente capisco cosa vuol dire “ciclistica” finalmente PIEGO con la mia moto.

Pizzicottina: Ahhhhhh grazie Giuliano mi sussura piano

Io: naa grazie a te caspita non sapevo fosse così bello

Pizzicottina: eh vedessi com’è quando si esagera un po’ …. ma ora torna a casa che ti aspettano.

Io: ok …

Si rientra e nonostante sia passata un ora da quando son partito dall’autolavaggio a 5 minuti da casa Nadia non mi dice nulla, d’altronde quando ci siamo incontrati io ero in sella a un GT850 e lei ha imparato quasi subito cosa vuol dire Guzzista.

Oggi è lunedì e ogni tanto occorre dare un senso a quel bonifico che puntualmente ogni mese mi arriva in banca e quindi si va a lavorare, però…..però c’è un sole grosso così e quindi si va in moto.

Andata senza fronzoli e senza deviazioni inutili non c’è tempo, ma il ritorno può concedere un minimo di soddisfazione motociclistica, percui lo stesso giro fatto ieri minimalmente ridotto può servire a capire se il casco incide oppure no sulle sensazioni percepite dalla moto.

Beh mi son dovuto ricredere, sono bastate poche curve per ritrovare il feeling che avevo ieri con il jet e soprattutto per ritrovare il significato del termine ciclistica, di nuovo sono li a disegnare curve che mai avevo fatto in vita mia, di nuovo mi sento un diverso motociclista, ancora mi stupisco delle mie doti.

Finalmente scopro appieno, o almeno credo, il significato della parola “piegare”; mi rendo conto di non essere mai andato realmente in moto fino a ieri, e il 12 dicembre diventa quasi un giorno da ricordare perchè ho imparato a piegare in moto, anzi, sarebbe meglio dire che il 12 dicembre 2004 una California Stone Rossa ha insegnato a questo Negro ad andare in moto e mi pare quasi di vedere lassù un omino piccolo vestito di pelle nera, con un casco strano sottobraccio, dei capelli strani parecchio e una sigaretta all’angolo della bocca che con un sorriso di soddisfazione si volta e torna a scomparire in mezzo a quel bianco alla ricerca di qualche altro battesimo da tenere.

Ecco la ciclistica non è una bestia strana che si mangia, e se dovessi descriverla a qualcuno non saprei ancora che dire, però sicuramente ora … oggi … posso affermare di averla percepita e di aver goduto dei benefici di una ciclistica ben fatta, di quelle che ti guidano passo passo fino a che non padroneggi la situazione e allora spariscono i guanti che non tengono il freddo come servirebbe e spariscono i jeans troppo leggeri per questa stagione e spariscono anche le paure delle delicatezze degli alberi a cammes fatti male e spariscono tutti i difetti di questo mondo e rimane un alone di appagamento tutt’intorno al cavaliere e alla sua cavalcatura che si ritrovano pieni di certezze e di solide prospettive di km di curve infinite dipinte in simbiosi con un mezzo fantastico verso terre nuove che sono lì pronte a riceverci tutti e tre, io Nadia e Pizzicottina.